La Salernitana ha affrontato il primo test stagionale nel ritiro di Cascia contro la squadra d’eccellenza del Cittareale. L’occasione è stata speciale soprattutto per un giocatore della squadra laziale, Simone Cirilli, tifoso della Salernitana che domenica ha realizzato il sogno di giocare contro i suoi idoli.
Cirilli: “Bene i nuovi acquisti. Cosmi grande persona”
La storia di Simone Cirilli, giocatore del Cittareale fino alla scorsa stagione, e sceso in campo per un ultimo match contro la sua Salernitana (dato che ne è tifoso), è bellissima ed è un esempio di quanto la passione del calcio vada oltre ogni limite. Anche quando in campo ci sono due squadre che, in una domenica pomeriggio caldissima, non si giocano apparentemente nulla, se non ricordi. Gli stessi che Simone, intervistato da SalernoSport24 appena dopo l’incrocio contro la Salernitana, ha voluto raccontarci, scavando nella sua gioventù ed in quelle che sono state le sensazioni vissute su pelle della nuova Bersagliera di mister Cosmi.
Come è nata la passione per la Salernitana?
Sono tifoso della Salernitana: abbonato allo stadio “Arechi”. Per sei mesi ho fatto il settore giovanile della Salernitana e da lì me ne sono innamorato. Salerno è il mio luogo sicuro: ci vengo a Natale, Pasqua, Capodanno ed ovviamente a vedere le partite allo stadio “Arechi”. La storia mia è stata molto particolare: quando quando giocavo avevo 14/15 anni, ed oltre la Roma, ci portavano con la scuola a vedere la Lodigiani, la terza squadra di Roma, che dava i biglietti gratis alle scuole. Noi andavamo a vedere le partite soprattutto per divertirci e prendere in giro le tifoserie avversarie. A fine anno capita Salernitana-Lodigiani ed ovviamente, vedendo l’importanza storica del match andiamo con l’intenzione di tifare Lodigiani vicinissima alla Serie B, fino a quando non trovo trentamila tifosi granata dinanzi i botteghini dello stadio “Olimpico”. Avevano bandiere ed uno striscione per Agostino Di Bartolomei che scatenò in me qualcosa che mi fece fare il tifo per la Salernitana. I granata, poi, quell’anno vinceranno anche contro la Juve Stabia in finale.
L’anno dopo io giocavo con l’Atletico 2000, una squadra di Roma: organizzarono dei provini in giro per l’Italia soprattutto per noi più bravini, ed io dovevo andare ad Avellino. Capitò però un caos societario in Irpinia, ed il nostro direttore ci disse che ci avrebbe mandato a Salerno. Stetti due settimane e ci allenammo anche al “Vestuti”. Quell’anno ci portarono a vedere, come raccattapalle, una partita della Salernitana: dopo il primo tempo passato a bordocampo, andai in curva e da lì me ne innamorai completamente. Sono sempre venuto a Salerno, anche se, soprattutto gli anni in cui ho giocato con continuità a pallone, facevo più difficoltà. Anche lo scorso anno, al play-out, feci sia Genova che Salerno.
Sono stato anche alla festa del 19 giugno: i ragazzi della Curva Sud facevano a gara per ospitarmi.
L’amichevole è stata organizzato col DS Faggiano: ho avuto la possibilità di sentirlo ed ho parlato con lui della possibilità di un’amichevole, visto che gliene mancava una, da giocare contro il Cittareale. È stato un sogno.
Come ti è sembrata la prima Salernitana della stagione?
«La cosa bella che ho visto è l’ambiente unito, nonostante tutti, soprattutto nel periodo con Raffaele lo scorso anno, dicessero il contrario. Poi ho parlato anche con i ragazzi di Roma, Luca Boncori e Rocco Di Vico, e mi hanno detto che un ambiente come quello di Salerno è difficile da trovare. La difficoltà lo scorso anno è stata soprattutto la frettolosità con la quale si è formata la squadra dalla retrocessione in Serie B».

Qual è il giocatore granata che ti ha impressionato di più?
«Mi ha fatto un’ottima impressione, perché l’ho marcato io, Llano, quello nuovo che abbiamo preso dalla Casertana. Llano l’avevo visto lo scorso anno con la Casertana e mi era piaciuto. Ieri ha giocato dalla parte mia, si propone in continuazione, è bravo tecnicamente, ha un bel passo.
Djibril l’ho visto poco, però ci si vede che è un ragazzo tatticamente molto ordinato, che forse è quello che ci mancava un po’ a centrocampo.
Dei vecchi ho visto molto bene Ferrari. Se trova la la quadra può fare un sacco di gol. È difficilissimo marcarlo. Perché è forte fisicamente, è veloce, e soprattutto attacca benissimo lo spazio.
Achik anche stava molto bene: ieri a fine primo tempo l’ho abbracciato, lui m’ha abbracciato e gli ho detto: “Ismael, non ti inventare niente, devi rimanere a Salerno!”. Lui si è messo a ridere.
Anche Capomaggio l’ho trovato bene: è stato in partita soprattutto poi in un ruolo non suo».
Come si mostrava Cosmi?
«Cosmi è una persona straordinaria. È un grande uomo, ma si sapeva. Si è calato completamente nell’ambiente Salerno. Abbiamo parlato della Roma, del fatto che circa quindici anni fa era molto vicino ai giallorossi e mi ha detto “Non smetto se non do una soddisfazione a questa piazza”. Proprio innamorato della Salernitana.
Cosmi è un grande allenatore con grande personalità, ma noi abbiamo un grande vice allenatore: Scurto. È il connubio perfetto: Cosmi vecchio stampo e Scurto innovatore.
Qualche aneddoto della partita?
«Una cosa che mi ha fatto sorridere è stata quando ha segnato Villa su un grandissimo assist di Achik: gli ho detto che era riuscito a far segnare anche Villa e lui si è girato sorridendo. Sono stati straordinari tutti i giorni. Ora tocca solo vincere. Aspetto il sorteggio della Coppa Italia per ritornare allo stadio!».








