Come d’abitudine, l’ultimo giorno dell’anno non è soltanto il momento dei brindisi e degli scambi d’auguri a mezzanotte: tanti dedicheranno un pensiero a chi non c’è più. Nel nostro piccolo, anche noi abbiamo deciso di fare altrettanto, ricordando i lutti che hanno colpito lo sport salernitano nell’ultimo anno.
I lutti che hanno colpito lo sport salernitano
Anche se non esistono ferite più profonde di altre, l’emozione suscitata dalla morte a soli 55 anni dell’ex centrocampista della Salernitana Carlo Ricchetti è stata fortissima. Uomo-simbolo della squadra dei sogni allenata da Delio Rossi, il calciatore foggiano (che ha anche vestito le maglie di Monza, Cesena e Juve Stabia) fu protagonista del ritorno in Serie B nel 1994 e dell’indimenticabile promozione in A quattro anni più tardi. Per tutti, però, Ricchetti era anzitutto un’icona che riecheggiava in Curva Sud sulla musica del film Il ponte sul fiume Kwai: «Ricchetti/la-la-la/Ricchetti/la-la-la/Ricchetti/va sulla fascia/si accentra e crossa/Pisano fa gol».
E non è forse un caso che la “sua” Salerno – dove ha giocato dal 1993 al 1998 – si sia radunata a un mese di distanza dalla sua morte, in un venerdì di fine novembre, per intonare ancora una volta quel coro. Un esercizio di nostalgia? No, un grandissimo atto d’amore di una città che sceglie da sempre i suoi figli migliori.
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Anime granata dietro la scrivania e in curva
La curva è stata per un quarantennio la sua casa: Celeste Bucciarelli – scomparsa il 29 marzo a 85 anni – è stata una pioniera del tifo calcistico. Sì, perché il gruppo delle Fedelissime ha rappresentato uno dei primi esempi in Italia di aggregazione al femminile intorno a una squadra di pallone. Anima di mille trasferte in giro per la penisola, Bucciarelli era per tutti «la mamma degli ultrà». Che ha lasciato un ricordo indelebile nel cuore dei suoi eredi.
Non è mai sceso in campo, ma è stato un protagonista degli anni d’oro della Salernitana: Franco Del Mese – morto il 25 luglio a 74 anni – ha vissuto da amministratore delegato, consigliere d’amministrazione e vicepresidente gioie e amarezze dell’ippocampo dai primi anni Novanta all’alba dei Duemila, lavorando dietro le quinte sotto le presidenze di Pasquale Casillo e Aniello Aliberti. Un’immagine risalta più delle altre: la sua commozione – condivisa con Delio Rossi – subito dopo il 3-0 alla Juve Stabia che restituì ai granata un posto tra i cadetti. Anche il costruttore edile Claudio Virno Lamberti – morto il 10 gennaio a 79 anni – ha avuto un ruolo nella storia della Salernitana: era stato vicepresidente del cavalluccio dal 1985 al 1990, l’anno del ritorno in B dopo 24 anni di attesa.
La piazza granata ha altresì vestito i colori del lutto per commemorare Antonello Gigante, scomparso il 7 luglio a 66 anni. Nel suo curriculum una stagione alla Salernitana, campionato di Serie C1 1979/1980, e un’amichevole contro l’Inter allenata da Eugenio Bersellini.
Il ricordo di Senatore e Amaturo
Non sempre la città che fa rima con eterno è riconoscente con i suoi mecenati che, per amore dello sport, sono pronti a sacrificare tutto. Tra di essi c’è sicuramente Antonio Senatore – scomparso il 7 luglio a 82 anni – a lungo allenatore e poi presidente della Indomita Salerno di pallavolo, che frequentò a più riprese il campionato di A2 maschile tra il 1979 e il 2001, sfiorando addirittura il salto in massima serie nei tardi anni Ottanta. Traguardi mai più eguagliati dal movimento maschile della nostra provincia.
C’è chi riesce a mandare un pallone dall’altra parte della rete. E chi, invece, sa cogliere nel segno con una frase, un’intuizione, una battuta da mandare a memoria. Il mestiere geniale di Matteo Amaturo, natali nobilissimi – suo padre Gigi è stato il «Brera del Sud» – e un talento con pochi pari. Tanta televisione (con programmi cult come CNP-Calcio nelle palle e Zeresimo minuto, in onda su Lira TV, e Depressing su Telecolore), la radio (era il conduttore di Liberi tutti su Radio Bussola 24), il teatro, il cinema e l’amore per la Salernitana. Tutto questo era Le Magnifique, morto improvvisamente il 19 luglio a 65 anni.
In memoria di Tarsia e Petrone
Talenti della parola, dunque. E il pensiero va immediatamente a Clodomiro Tarsia, storica firma de «Il Mattino» che ha concluso la sua parabola terrena il 12 febbraio all’età di 88 anni, molti dei quali spesi dietro la macchina da scrivere e la tastiera di un PC per raccontare sul «Mattino» (anche) le alterne vicende della Salernitana prima di intraprendere una seconda vita da studioso di storia locale. La stessa palestra di un’altra, grande firma del giornalismo sportivo: il salernitano Nino Petrone, scomparso a 84 anni il 17 giugno, proseguì la sua lunga carriera al «Corriere dello Sport» diretto da Antonio Ghirelli per poi approdare al «Corriere della Sera», regnante un altro salernitano, Gaetano Afeltra. I campioni e la politica sportiva erano i suoi principali interessi. Non gli unici, però: scrisse tanto anche di spettacoli e fu egli stesso autore teatrale e musicale.
Gli altri omaggi: D’Amato, Di Maio, Pizzul
L’anno ormai in scadenza si è portato via anche un’altra appassionata speciale: Caterina D’Amato, morta il 3 ottobre per le conseguenze di una grave malattia, è stata per tanti anni una delle figure più carismatiche della curva della Cavese, che l’ha sostenuta calorosamente negli ultimi mesi della sua esistenza.
Lontano dai campi di calcio, lo sport salernitano si è vestito a lutto per ricordare Luigi Raffaele Di Maio, uno dei simboli della kickboxing cittadina. L’ex azzurro di light contact – omaggiato dal CONI con la stella d’oro al merito sportivo – se n’è andato il 21 gennaio a 65 anni.
Infine, un ricordo affettuoso per una voce che ha accompagnato per tanti anni gli appassionati di calcio: Bruno Pizzul – morto il 3 marzo a Udine all’età di 87 anni – è stato più volte ospite della nostra provincia per una serie di incontri con le istituzioni e le scuole, senza dimenticare le occasioni in cui ha seguito le partite della Nazionale maggiore allo stadio “Arechi”. La mente corre ai successi dell’Italia contro l’Ungheria (3-1, 1° maggio 1991) e contro l’Estonia (4-1, 25 marzo 1995). Quando avevamo l’illusione di essere felici.








