Un 5° posto nella gara individuale, un 4° nella prova a squadre: se ci fermassimo alle apparenze, questi risultati susciterebbero solo e soltanto rammarico. Non è il caso dello sciabolatore salernitano Michele Gallo che, dopo una stagione assai tormentata dentro e fuori dalle pedane, si è ritrovato prima ai campionati italiani – conquistando il titolo individuale e il tricolore a squadre con il Centro sportivo Carabinieri – poi agli Europei, dove si è fermato a un passo dal podio. SalernoSport24 lo ha intervistato all’indomani della rassegna continentale di Antony, in Francia.
Intervista esclusiva a Michele Gallo
Non doveva neppure partecipare agli Europei. Tuttavia, il destino gli ha offerto una seconda opportunità, complice il grave infortunio subito da Luca Curatoli nel corso degli Assoluti di inizio giugno a Roma. Michele Gallo non aspettava altro per esprimere il suo talento e il suo valore, riconquistando un posto in Nazionale non solo per gli Europei, ma anche per i Mondiali di Hong Kong, in programma dal 22 al 30 luglio. Il nostro giornale lo ha ascoltato al termine della campagna francese, conclusa senza medaglie, ma con molte più certezze di prima.
Al di là del 5° posto finale e della sconfitta di misura nei quarti del torneo individuale, il suo è stato un ottimo campionato Europeo.
«Non era affatto scontato che potessi esprimermi a questo livello: la mia stagione è stata decisamente complicata, anche per ragioni extrasportive. Pertanto, arrivare alla fine dell’anno in questa condizione di forma è davvero positivo. Il fatto stesso di non dover partecipare agli Europei mi ha aiutato ad arrivare molto concentrato a questo appuntamento. Aver potuto lottare per il podio, perdendolo per una sola stoccata (contro il francese Jean-Philippe Patrice, che ha poi conquistato la medaglia d’oro, ndr) è molto confortante per me. Mi porterò dietro queste belle sensazioni anche in vista dei Mondiali di Hong Kong».
Potrebbe interessarti anche:
Con quali aspettative si presenterà ai campionati del mondo di fine luglio?
«Un Mondiale è sempre un Mondiale. In fin dei conti, le aspettative sono molto alte: io e i miei compagni di Nazionale dovremo scenderemo con il coltello tra i denti per difendere il titolo a squadre conquistato un anno fa. Tutti noi – compreso il commissario tecnico – dovremo limare ogni dettaglio nel prossimo mese per farci trovare pronti e, nel mio caso, per disputare un bel torneo individuale».
Nell’ultimo decennio, la scherma è diventata uno sport globale. Se dovessimo mettere il naso fuori dall’Europa, quali saranno gli avversari più pericolosi sulle pedane iridate?
«La Corea è senza dubbio la squadra che più di tutte è rimasta ai vertici della sciabola, tant’è vero che ha sempre conquistato l’oro olimpico a partire dai Giochi di Londra 2012. Parliamo di una Nazionale che è sempre sul pezzo, stagione dopo stagione, sia in Coppa del Mondo, sia negli altri appuntamenti internazionali. Negli ultimi tre-quattro anni, poi, sono cresciuti molto gli Stati Uniti. A livello europeo, infine, le formazioni più competitive saranno Francia, Germania e Ungheria. Più in generale, posso dire che la qualità della sciabola maschile è sensibilmente cresciuta».
A inizio giugno, lei ha conquistato due titoli ai campionati italiani, conquistando sia il titolo individuale, sia il torneo a squadre con il Centro sportivo dei Carabinieri. Il risultato ottenuto a Roma le ha peraltro consentito di diventare il terzo salernitano della storia a vincere il tricolore dopo Giampiero Pastore e Rossella Gregorio. A suo avviso, cos’ha di speciale la scuola della sciabola salernitana?
«Per me è un onore rappresentare Salerno sia nelle competizioni internazionali, sia ai campionati italiani, un evento di grande importanza nel circuito schermistico. Aggiungermi ad atleti come Rossella e Giampiero nobilita la mia carriera e, naturalmente, è fonte di grande soddisfazione. Spero di vivo cuore che la tradizione salernitana nella sciabola continui a crescere: si tratta anzitutto di consolidare il prestigio di una piccola realtà come questa, che ha peraltro sempre lavorato bene, lanciando non pochi talenti che si sono distinti in ambito italiano e internazionale. Da rappresentante della scherma cittadina, spero che tanti ragazzi possano emergere e distinguersi fin dalle categorie giovanili».
A questo proposito, esiste una ricetta per ampliare la base dei praticanti in città? Pensa che una maggiore disponibilità di impianti e palestre in città possa avvicinare molti più ragazzi al suo sport?
«Secondo me, bisogna intraprendere un percorso di promozione della scherma, cercando di essere più presenti nelle scuole, anzitutto con una serie di corsi di formazione. Le infrastrutture? Non sono mai stato abituato ad allenarmi in grandi spazi. Almeno per me, la scherma è sempre stata sinonimo di passione e sacrificio. A prescindere dalla struttura in cui mi trovavo, il mio unico obiettivo era dare sempre il meglio di me stesso, perché avevo un sogno. Chiunque intraprenda un percorso agonistico sa di avere un fuoco che brucia dentro di sé. Naturalmente, avere strutture all’avanguardia a Salerno sarebbe di grande aiuto. Tuttavia, trovo che siano i ragazzi a dover cullare per primi il loro sogno. Nella mia carriera di schermidore, ho imparato che la voglia di raggiungere un obiettivo conta molto più dei comfort che hai intorno a te» .








