È ufficialmente iniziata la settimana che porta a Salernitana-Foggia, match in programma sabato alle 14:30, una partita storica tra due compagini rivali che nel corso degli anni hanno dato vita ad incontri epici che vanno oltre i tre punti in palio. In particolar modo, quest’anno, l’incrocio tra le due squadre, rappresenta anche un momento di ricordo legato alla figura di Carlo Ricchetti, scomparso prematuramente il 28 ottobre scorso all’età di 55 anni. La redazione di SalernoSport24 ha voluto ripercorrere la storia e l’eredità lasciata dal “Re del Taglio”, attraverso ricordi, pensieri e aneddoti sul “CR7 granata”.
Carlo Ricchetti, un simbolo della Salernitana
Arrivato a Salerno nel 1993 dal Monza, dopo le prime esperienze tra i professionisti e un primo assaggio in Serie B con la squadra della sua città, il Foggia, Carlo Ricchetti si distinse subito e divenne uno degli uomini chiave della squadra. Con la maglia granata ha collezionato sei stagioni consecutive, totalizzando 157 presenze e 25 gol.
La sua prima stagione a Salerno, quella del 1993-1994, fu un trionfo e diede vita a quella che a Salerno è tutt’ora chiamata l’epoca “Rossilandia”. Dopo un avvio di campionato accompagnato da scetticismo e contestazioni, la Salernitana riuscì a ribaltare i pronostici, conquistando la promozione in Serie B attraverso i play-off, culminati con la vittoria in finale per 3-0 contro lo Juve Stabia. Ricchetti fu tra i protagonisti assoluti di quella annata, chiusa con 30 presenze e 6 reti.
La stagione successiva, 1994-1995, fu tra le più intense ed emozionanti del calcio salernitano. La rosa rimase pressoché invariata e la Salernitana lottò fino all’ultima giornata per la promozione in Serie A. Per raggiungere il massimo campionato, i granata erano chiamati a vincere la gara in trasferta a Bergamo contro l’Atalanta, ma ciò non accadde, nonostante l’ottima prestazione dei campani. Con 9 gol siglati, Ricchetti visse la sua migliore stagione in termini realizzativi.
Nella stagione 1995-1996 Delio Rossi decise di porre fine al suo ciclo con i granata e il direttore sportivo Cannella decise di puntare su Franco Colomba. La Salernitana vide nuovamente sfumare la A all’ultima giornata per la seconda stagione di fila. Anche in quell’annata Ricchetti diede il suo contributo con 28 presenze e 3 reti. La stagione seguente fu tra le più complicate degli anni Novanta granata: Giovanni Pisano, storico attaccante della Salernitana, venne ceduto al Genoa nel mercato di gennaio, Colomba fu esonerato e al suo posto Varrella condusse i granata a una difficile salvezza.
Nel 1998-1999 ci fu il ritorno di Delio Rossi, accolto con entusiasmo dalla piazza, che portò alla prima storica promozione in Serie A dell’era moderna della Salernitana. In quel contesto Richetti fu fondamentale, mettendo la firma su uno dei capitoli più importanti della storia del club.
Oggi, a distanza di anni, il suo nome resta legato indissolubilmente ai colori granata. Salernitana-Foggia non sarà soltanto una partita di campionato, ma anche l’occasione per ricordare un calciatore che ha saputo entrare nel cuore di due città e che continua a vivere nella memoria di chi lo ha visto correre, lottare e segnare con quella maglia.
Il ricordo di Carlo Ricchetti
Marco Di Vaio: «Il ricordo che ho di Ricchetti è quello di un ragazzo e di un uomo per bene, una persona con cui ho mantenuto i contatti anche dopo la fine della nostra esperienza insieme in campo. Era un uomo giusto, educato, sempre corretto. Dal punto di vista calcistico era conosciuto da tutti: un giocatore forte, un precursore degli esterni d’attacco moderni, che vanno molto di moda adesso. Aveva tempi perfetti e una grande intelligenza tattica, ma ciò che mi piace ricordare più di ogni altra cosa è l’uomo che era. Carlo lavorava con serietà, era una presenza piacevole e positiva nel gruppo. Di lui conservo un ricordo profondo e la sua scomparsa mi ha causato un grande dolore».
Franco Colomba: «Carlo Ricchetti incarnava alla perfezione i tempi dello smarcamento e della giocata: che si trattasse di passaggi precisi, tagli profondi o inserimenti dentro il campo, con o senza palla, la sua lettura tattica era semplicemente straordinaria. Carlo rappresentava l’intelligenza calcistica allo stato puro. A tutto questo si univano la serietà nel lavoro, il valore attribuito alla famiglia e il rispetto profondo per l’amicizia. Cosa si potrebbe chiedere di più. Ha saputo donare qualità in abbondanza in ogni ambito della sua, purtroppo breve, vita. Per questo merita di essere ricordato come un grande esempio da seguire. Grazie, Carlo».
Antonio Chimenti: «Ci ha lasciato un amico vero, un compagno di tante battaglie sul campo e uno dei grandi protagonisti della storia della Salernitana. Con Ricchetti ho condiviso cinque anni importanti della mia carriera: era un ragazzo sempre disponibile, pronto ad aiutare chiunque, dentro e fuori dal campo. Ciao Carlo».
Claudio Grimaudo: «Ho avuto il privilegio di giocare per cinque anni al fianco di Carlo, mio compagno di reparto e uomo di straordinaria umiltà. La sua scomparsa mi ha lasciato senza parole. Anche durante la malattia siamo rimasti in contatto e ci sentivamo spesso per sapere come stesse e lui era sempre pronto a rassicurare tutti dicendo che andava tutto bene, anche quando la realtà era diversa. Parlavamo sempre della nostra Salernitana, degli anni più belli vissuti insieme e di quelli attuali, ricordando episodi, sorridendo e scherzando, soprattutto sulle marachelle che combinavo io. Grazie Carlo, ti porterò per sempre nel mio cuore».
Mauro Facci: «In occasione della partita tra Salernitana e Foggia, voglio ricordare con affetto Carlo Ricchetti, nostro compagno di squadra, amico e grande uomo. Carlo ha lottato con forza e dignità contro una lunga malattia, senza mai perdere il sorriso e l’animo gentile che lo hanno sempre contraddistinto, dentro e fuori dal campo. Ha indossato con orgoglio le maglie di entrambe le squadre, lasciando ovunque un segno profondo, fatto di passione, professionalità e cuore. Il suo ricordo vivrà per sempre in chi ha avuto la fortuna di conoscerlo e condividere con lui un pezzo di strada. In questo momento di grande dolore giunga la mia vicinanza ad Antonella e ai figli che stanno affrontando il peso di una perdita così grande. Ciao Carlo, sarai sempre con noi».
Stefan Jansen: «Fin dal mio arrivo alla Salernitana mi è stato subito chiaro che Carlo era una persona disponibile e di grande spessore umano, con un senso dell’umorismo che portava nello spogliatoio. Un professionista esemplare, dotato di straordinarie qualità come ala ed esterno d’attacco, che contribuì in maniera determinante ai successi della Salernitana in quegli anni gloriosi. Carlo era l’interprete perfetto del “taglio dentro”, un movimento che ho imparato osservandolo e che mi ha portato anche al gol contro il Genoa. Era molto più di un compagno di squadra stimato».
Roberto Cardinale: «Mi auguro che questo appuntamento rappresenti l’occasione giusta per ricordare Carlo come merita: una persona seria, perbene e allo stesso tempo forte. Sono certo che le due tifoserie faranno di tutto per rendergli omaggio e farlo emozionare ancora una volta. Riposa in pace, Carlo».

Francesco Galeoto: «Credo che questa immagine parli da sola e descriva a pieno l’amore di Carlo: era un giocatore straordinario oltre che un ragazzo eccezionale. Delio Rossi gli ripeteva spesso di attaccare lo spazio, di tagliare e non a caso venne soprannominato il” Re del Taglio”. In campo era semplicemente devastante».
Massimiliano De Silvestro: «Ricordo Carlo con grande affetto, perché ho condiviso con lui momenti speciali, quelli in cui un gruppo di sbarbatelli riuscì a disputare un campionato eccezionale portando la Salernitana in Serie B. Carlo era già allora molto più maturo di noi: un punto di riferimento in campo, ma una persona che ho sempre ammirato soprattutto fuori. Un aneddoto che ricordo riguarda proprio il suo lato extra-calcistico: sapeva lasciarsi andare a battute e spiritosaggini, cogliendoci spesso di sorpresa, perché era un aspetto che non mostrava facilmente. Spero che sia una giornata bellissima, soprattutto nel ricordo di Carlo. Quell’anno eravamo davvero un gruppo di amici e, personalmente, ho perso tanto».
Pietro Strada: «I ricordi sono davvero tanti, anche perché abbiamo giocato insieme per due anni. Sono stati anni importanti per me, ma soprattutto per la Salernitana: abbiamo costruito qualcosa di significativo che ancora oggi viene ricordato. Ci frequentavamo spesso anche fuori dal campo, insieme alle rispettive famiglie. Negli ultimi tempi ci eravamo un po’ persi di vista, complice il fatto di non condividere più gli stessi ambienti, ma lo incontravo quando mi capitava di andarlo a salutare durante i ritiri che faceva da collaboratore tecnico di Roberto Breda.
Tra gli aneddoti più belli di Carlo, che è giusto ricordare anche al di là del dolore di questo momento, c’era la sua capacità di portare positività nello spogliatoio. Trovava sempre qualcosa che non andava, ma lo diceva con uno spirito positivo e tutti noi ci facevamo una risata. I momenti belli sono stati davvero tanti. Uno in particolare è rimasto impresso nella mia memoria: il gol che segnò in casa contro il Cosenza, su un mio assist. Ricordo ancora quando venne ad abbracciarmi per ringraziarmi. Ho conservato il video di quella partita e ogni volta che lo rivedo non posso fare a meno di emozionarmi».
Luigi Genovese: «Carlo per me è stato molto più di un semplice compagno di squadra: è stato un amico leale e sincero, con il quale ho condiviso momenti fondamentali della nostra carriera professionale. L’ho conosciuto a Foggia, quando era appena diciottenne, e già faceva parte della squadra che vinse il campionato di Serie C nella stagione 1988/89. Ci siamo poi ritrovati a Salerno, nel gruppo vincente guidato da Delio Rossi nel 1993/94. Successivamente, quando ho intrapreso la carriera di allenatore, Carlo è rimasto un elemento fondamentale nella straordinaria cavalcata che ci portò fino alla Serie A nel 1997/98. Ancora insieme, infine, alla Reggina nella stagione 2010/11, quando lui allenava una formazione del settore giovanile.
È stato prima un ragazzo e poi un uomo di grande intelligenza, umiltà e concretezza, senza mai cercare di apparire oltre misura. Un amico con cui ho condiviso gioia e risate, e ancora oggi faccio fatica a credere che se ne sia andato così giovane. Per noi resterà sempre il nostro “Re del taglio».









