Leonardo Menichini, ex allenatore granata, è intervenuto ai microfoni di SalernoSport24, ricordando la stagione in cui, sotto la sua guida, la Salernitana conquistò la promozione in Serie B e commentando anche l’annata in corso della squadra allenata da mister Raffaele.
Salernitana, l’intervista a Menichini
Nell’agosto 2014 Menichini diventa allenatore della Salernitana, subentrando a Mario Somma. Il 25 aprile 2015, con due giornate d’anticipo, centra la promozione in Serie B ma a giugno viene sollevato dall’incarico.
Nel febbraio 2016 viene richiamato per sostituire Vincenzo Torrente e, grazie a una serie di risultati utili consecutivi, riesce a conquistare la salvezza ai play-out contro il Virtus Lanciano.
Nuovamente sostituito nell’estate, Menichini torna per l’ultima volta sulla panchina della Salernitana nel maggio 2019, prendendo il posto di Angelo Gregucci, con la squadra a ridosso della zona play-out a una sola giornata dal termine del campionato. La sconfitta contro il Pescara vale il quindicesimo posto e costringe la Salernitana a disputare i play-out contro il Venezia. Il 9 giugno Menichini conduce i granata alla salvezza, grazie alla vittoria ai calci di rigore nella gara di ritorno. In virtù del risultato ottenuto, viene inizialmente confermato alla guida del club anche per la stagione successiva, tuttavia, il 30 giugno dello stesso anno, viene sostituito da Gian Piero Ventura.
Nell’aprile del 2015 Lei conquistò la promozione in Serie B con due giornate d’anticipo alla guida della Salernitana: che ricordo conserva di quella stagione e quali furono, secondo Lei, gli elementi decisivi che fecero davvero la differenza in quel gruppo?
«Conservo un ricordo straordinario di quel campionato, molto complicato ed equilibrato, nel quale siamo stati bravi a rimanere sempre nelle prime posizioni, nel testa a testa con il Benevento. La partita chiave fu quella in casa, allo stadio “Arechi”, davanti a 21.000 spettatori: vincemmo lo scontro diretto e da lì prese il via la nostra corsa verso la vittoria del campionato. Ottanta punti, dodici vittorie in trasferta: fu davvero un’annata fantastica.
Dei singoli ricordo tutti con grande piacere. Era una squadra forte, formata prima che da grandi giocatori, da grandi uomini. Un gruppo coeso e sano. È difficile fare nomi, ma non posso dimenticare il capocannoniere Calil, autore di 17 gol, il portiere Gori, che fu determinante, ma anche il centrocampo, da Moro a Favasuli, poi la difesa… quando si vince un campionato ognuno dà il meglio di sé: ho un ricordo fantastico di tutti loro».
Nelle Sue tre esperienze sulla panchina granata è spesso arrivato in momenti delicati, cercando di ricompattare squadra e ambiente: quanto conta, in una piazza passionale come Salerno, la gestione psicologica della squadra?
«Salerno è una piazza particolarmente passionale e calda. Riuscire ad abbassare la pressione nei momenti delicati è fondamentale. Per quanto mi riguarda, nei momenti difficili ho sempre cercato di sdrammatizzare, di guardare gli aspetti positivi e di lavorare su quelli, per far sì che i giocatori si sentissero importanti e potessero esprimersi al meglio, cercando allo stesso tempo di isolare la squadra dalle critiche, a volte anche eccessive.
Anche su di me ricordo che furono fatte critiche talvolta feroci, ma l’importante era raggiungere l’obiettivo. Mi sono isolato e ho cercato di isolare anche la squadra: siamo andati avanti senza mollare mai e siamo riusciti a centrare il traguardo».
Oggi i granata sono terzi in classifica a -11 dal Benevento capolista: secondo Lei cosa sta mancando alla Salernitana in questa stagione?
«Secondo me sta mancando un po’ di continuità. È vero che è importante vincere gli scontri diretti con le grandi, ma è altrettanto vero che fare risultato contro le squadre più “piccole”, che lottano per la retrocessione, è sempre complicato e difficile. Serve quindi maggiore continuità e, chiaramente, lavorare per migliorare quelli che possono essere i difetti della squadra. Sicuramente l’allenatore starà lavorando su questi aspetti. A Salerno, però, c’è poca pazienza. È uno dei problemi di tutte le grandi piazze, dove si vorrebbe tutto e subito, mentre invece c’è bisogno di lavorare quotidianamente per migliorare ogni situazione».
Che valutazione dà del lavoro che sta portando avanti mister Giuseppe Raffaele in questa stagione?
«La valutazione sul lavoro di Raffaele mi sembra positiva: la squadra è al terzo posto ed è chiaro che davanti ci sono due corazzate come il Benevento e il Catania, ma non tutto è perduto e si può disputare un grande playoff. C’è da continuare a lavorare. Come dicevo prima, l’ambiente vuole tutto e subito, ma serve pazienza: bisogna incoraggiare i giocatori e dare loro fiducia. La maglia della Salernitana pesa molto e servono personalità e qualità, soprattutto a livello mentale, per indossarla. Scendere in campo all’Arechi, dove gli avversari vengono a fare la partita della vita, è sempre difficile. Lo stadio è grande, gli avversari trovano spazi: sono situazioni da tenere in considerazione. Nel complesso, però, il lavoro lo ritengo altamente positivo».
In merito alla contestazione di una parte della tifoseria, crede che sia una reazione comprensibile alla luce delle aspettative oppure, in questa fase del campionato, sarebbe più utile una maggiore compattezza attorno alla squadra? E quanto può incidere tutto questo sul rendimento, soprattutto in una gara come quella contro il Monopoli allo stadio Arechi?
«Contro il Monopoli sarà una gara difficilissima. La contestazione può incidere perché, come dicevo prima, la Salernitana è obbligata a vincere sempre e anche a offrire un certo spettacolo alla gente. Per questo motivo i ragazzi vanno incoraggiati e bisogna far sentire loro calore per tutta la partita in modo da metterli nelle condizioni di esprimersi al meglio. I processi si fanno sempre alla fine, al termine della gara. Durante l’arco della partita, invece, bisogna incoraggiare, essere positivi e trasmettere entusiasmo a questi ragazzi».
Guardando la classifica e la distanza dalla vetta, ritiene che la rincorsa al primo posto sia ancora realistica oppure diventa fondamentale blindare il miglior piazzamento possibile in ottica playoff?
«Nulla è scontato: c’è sempre la possibilità di recuperare. Undici punti di distanza sono tanti, e davanti c’è anche il Catania. Non bisogna fare troppe tabelle, ma occorre pensare partita dopo partita e cercare di ottenere il massimo, poi si vedrà dove si potrà arrivare. In questo momento bisogna innanzitutto migliorare la classifica, mantenendo il terzo posto che garantisce dei vantaggi nei playoff. Con tutti gli scontri diretti ancora da giocare, in un campionato così equilibrato, se si riesce a fare un filotto di risultati importanti si possono recuperare punti. Stiamo vedendo che anche altre squadre fanno fatica: non ci sono risultati scontati. È questa la bellezza, e allo stesso tempo la difficoltà, di un campionato in cui tutti possono battere tutti».







