La Salernitana ha concluso il girone di andata al terzo posto in classifica del girone C di Serie C. Ai microfoni di SalernoSport24, è intervenuto il collega Paolo De Paola per commentare la prima parte di stagione.
Salernitana, l’analisi di Paolo De Paola
La Salernitana, dopo due retrocessioni di fila, si è ritrovata per la prima volta dopo dieci tra A e B in terza serie. Nel girone di andata, gli uomini di Raffaele, hanno per larghi tratti della contesa assunto il ruolo di capolista salvo poi incappare in qualche risultato sfavorevole e perdere il primato.
Ai microfoni di SalernoSport24, è intervenuto l’ex direttore, tra le tante, di Corriere dello Sport e TuttoSport, Paolo De Paola. Il giornalista, ha fatto la sua analisi di questa prima parte di stagione in casa granata.
Qual è il suo punto di vista sul Girone d’Andata della Salernitana? Cosa è mancato, dato che, dopo due retrocessioni consecutive, non essere al vertice ha creato un po’ di malcontento nella piazza?
«Non mi aspetto un malcontento quest’anno. Ci sono già state due retrocessioni che hanno creato un feroce malumore. Dalla società, però, mi aspettavo un piccolo rimbalzo; fortunatamente c’è stato e credo che sparare addosso alla Salernitana ora sia sbagliato. Al termine del Girone d’Andata è ancora lì, a -3 dalla vetta, è tutto ancora apertissimo per la promozione. È giusto criticare la società, non si è mai dimostrata all’altezza; ma se il cammino non è ancora compromesso, mi sembra inadeguato al momento criticare i giocatori. Vedremo a gennaio quanti nuovi acquisti arriveranno e se la squadra potrà riconquistare il primato».
Inglese è stato molto criticato, nonostante stia riconfermando i numeri della sua carriera. Secondo lei, la società deve intervenire anche in quel reparto o è un problema prettamente tattico?
«Sono dell’idea che questo sia un problema tattico. Non discuto un giocatore come Roberto Inglese, nonostante possa rendere meglio; ha semplicemente bisogno di un’altra punta al suo fianco. Lasciarlo da solo nel reparto offensivo può esporlo a marcature spesso arcigne che non gli consentono di esprimersi. Ha talento, specialmente con il pallone tra i piedi nell’area di rigore. Da solo, però, è isolato dal resto della manovra. Un altro attaccante, come Ferrari, può aiutarlo e partecipare con lui all’azione».
Sono in arrivo Arena e Carriero. Conosce questi profili? Sono adatti allo scacchiere tattico di Giuseppe Raffaele?
«Arena mi sembra un buon difensore. È un giocatore che potrebbe fare al caso perché ha una buona rapidità, elemento indispensabile al momento. La Salernitana ha, infatti, avuto una propensione offensiva efficace, ma una scadente manovra difensiva; spesso, se infilata in velocità, i difensori attuali soffrono e hanno difficoltà. Coppolaro e Frascatore andranno via proprio perché non è stata colmata questa deficienza. Lo stesso Matino non mi sembra molto sicuro nel suo ruolo. Ho alcune perplessità, nonostante credo che la Serie C sia uno dei campionati più anomali esistenti e che tutto si risolva negli ultimi due mesi. È dunque importante rimanere nelle prime posizioni per poi fare la differenza; non è detto che gli scontri diretti siano decisivi. La Salernitana giocherà in casa sia contro il Catania che contro il Benevento; questo è un altro indicatore, essendo distante solo tre punti dalla vetta. La difesa ha bisogno di almeno due nuovi innesti».
Crede che la Salernitana si sia riassestata un po’ meglio con il nuovo assetto societario?
«Finalmente sono state fatte delle scelte e delle deleghe efficaci. Senza sbilanciarmi, mi sembra che su Faggiano ci sia più fiducia rispetto ad altri dirigenti del passato; ha creato lui la squadra e se si trova ancora lì, vuol dire che ha fatto un buon lavoro. La rosa della Salernitana è stata del tutto rifondata, a differenza di altre squadre; anche il tempo mi ispira fiducia dato che, se il lavoro va avanti con consistenza, non si può altro che migliorare. L’impianto della società che da fiducia ad un solo uomo mi sembra giusto; ho la sensazione che meno parlino gli altri dirigenti e meglio è per tutti. In passato molte parole e molti interventi sono stati controproducenti; mi riferisco alle diatribe all’interno della società, frutto di comunicazioni errate o avventate e di conseguenza dirigenti deleggittimati, allenatori improvvisamente in difficoltà. Questa responsabilità che ha assunto Faggiano è un riferimento fondamentale per la squadra e la piazza, che sta imparando a conoscere una figura nuova e la sta apprezzando, dato che erano anni che un membro societario non avesse la fiducia dei tifosi».
Lei prevede un rapporto più duraturo con Faggiano in caso di un eventuale fallimento al primo anno? Si stanno gettando le basi per un progetto biennale?
«Dipende da come finirà la stagione. Nel caso la Salernitana non dovesse farcela con la prima posizione, sarà una delusione. Le critiche andranno fatte. Ad inizio campionato qualcuno ha proferito parole che esprimevano una forte voglia di risalita; se queste parole, però, non dovessero realizzarsi, sarebbe la terza delusione consecutiva. Alcuni diranno che non si può pretendere di ottenere la promozione contro avversari come il Benevento o il Catania; sono d’accordo con questo, però, una mancata promozione sarebbe davvero una frustrazione, meritevole tra l’altro di critiche. Se la Salernitana dovesse arrivare seconda, ad un solo punto dalla vetta, sarebbe già una considerazione diversa».
Sulla Salernitana e la sua tifoseria:
«Mi piace spesso intervenire sulla Salernitana. Apprezzo i tifosi e soprattutto la città. La tifoseria granata è molto matura e comprensiva di fronte alle vicende di Iervolino. Quest’ultimo è stato il Presidente della permanenza in Serie A più duratura della Salernitana e gli va riconosciuto. Ma c’è un equivoco di fondo che va chiarito, riguardante i soldi immessi nella società. Quando si entra nel mondo del calcio, bisogna essere consapevoli che possano esserci delle perdite iniziali, ma con una visione, una struttura e un’organizzazione accorti si può anche guadagnare, come dimostrato da De Laurentiis, Pozzo, Percassi, Lotito. C’è un modo per guadagnare e raggiungere obiettivi sportivi, ce l’ha dimostrato Aurelio De Laurentiis. Non è vero che nel calcio non bisogna guardare la prestazione sportiva, al tifoso interessa solo il raggiungimento degli obiettivi; se si perde di vista ciò, si perde il valore del calcio. Un Presidente entrante nel calcio deve sapere che bisogna regalare dei sogni al pubblico. Se Iervolino vuole rimanere un domani, lo faccia con queste ambizioni».









