Anche se non sappiamo sempre giocare di squadra, i talenti e gli allori non mancano. Sembra un estratto dell’indagine annuale del CENSIS sullo stato di salute (ahinoi sempre più precario) del nostro paese, ma è in realtà una fotografia perfetta per descrivere gli ultimi 12 mesi dello sport salernitano, a cui dedichiamo il nostro consueto bilancio di fine anno.
Il bilancio dello sport salernitano, tra luci e ombre
Una premessa: non c’è da stare allegri. Perché le vittorie, gli exploit e le sorprese in positivo non sono mancate, ma è innegabile che lo sport salernitano abbia vissuto un anno in apnea. Non parliamo solo dei risultati – che vanno e vengono, come tutte le cose della vita – ma anche e soprattutto della qualità di un sistema in grande sofferenza per la cronica assenza di infrastrutture adeguate alla pratica sportiva di alto livello e la difficoltà di mobilitare nuovi investitori. Per tacere della questione più delicata: riportare le giovani generazioni (peraltro sempre meno numerose) a dedicarsi con continuità alla pratica sportiva.
Niente di diverso da ciò che abbiamo scritto in questi anni, dunque: Salerno continua a non avere un palazzetto dello sport degno di una città che – restando serissima – osa definirsi «europea». E i lavori di ristrutturazione dello stadio “Arechi” procedono a passo ridotto tanto quanto l’annunciata riqualificazione del campo “Volpe” e l’abbattimento del PalaTulimieri.
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Una sconfitta per le istituzioni – che torneranno però alla carica: l’anno prossimo si torna alle urne per eleggere il nuovo (o vecchio?) sindaco – un punto a sfavore dei media e dell’opinione pubblica: evidentemente, l’esercizio del diritto/dovere di cronaca e di critica non è sufficiente per smuovere le coscienze e, soprattutto, per ridurre le distanze tra il palazzo e le società sportive. Così stremate e rassegnate da non pretendere neppure ciò che altrove sarebbe la normalità.
La stella è (ancora) la PDO
Ciò premesso, il movimento sportivo salernitano segue alla perfezione gli umori della città e lo spirito del tempo: poche e ben circoscritte eccellenze, alcune situazioni critiche, la difesa dell’esistente come primo obiettivo. Il doppio salto all’indietro della Salernitana – al netto dell’inaccettabile giravolta delle istituzioni federali, che hanno offerto una scialuppa di salvataggio extralusso alla Sampdoria – è lo specchio più fedele di questa realtà, abituata a passare con irrisoria facilità dall’entusiasmo alla rassegnazione (e ritorno).
Per sua fortuna, la rima di eterno può consolarsi con il 10° scudetto della storia vinto dalla PDO. Un’impresa nient’affatto semplice – e non solo perché Erice è indubbiamente una solidissima realtà della pallamano femminile italiana: per un capriccio del regolamento, il pareggio in gara-1 ha alleggerito la serie della terza sfida. Tutto in una “bella” anticipata, dunque, che ha premiato la squadra allora guidata da Thierry Vincent.
Serietà, programmazione, voglia di crescere: i punti di forza della società del presidente Pisapia. Ambizioni che – in tutta evidenza – poco interessano alla città, visto che la Jomi continua a giocare le sue gare casalinghe al PalaPalumbo, una struttura gestita dall’Esercito, che ha stretto un rapporto di solida fiducia con la PDO. Tuttavia, ci sia consentita un’obiezione: è mai possibile che una città di rango europeo non possa dare alle sue titolate campionesse un palasport moderno e funzionale, adeguato al profilo internazionale della PDO (che, tra le altre cose, sta giocando a buon livello anche la EHF Cup)?
La Rari Nantes di nuovo in A1 (ma lontano dalla “Vitale”)
Un anno e mezzo fa era finita con una dolorosissima e inattesa retrocessione in A2. Eppure, la Rari Nantes Salerno ha espiato in una sola stagione le sue colpe, ribaltando il pronostico della finale-promozione contro Chiavari e riprendendosi così un posto nel massimo campionato di pallanuoto maschile.
Se il ritorno in A1 è stato fin qui dignitoso – il “7” allenato da Nicholas Presciutti occupa attualmente la quartultima casella della classifica – non sarà facile affrontare la seconda parte della stagione senza il sostegno del pubblico, stante la chiusura per lavori di manutenzione straordinaria della “Vitale“. E così, torniamo alla domanda iniziale: chi ha davvero a cuore le sorti delle società che devono sobbarcarsi costi sempre più onerosi per restare al vertice? La lotta per la salvezza (il traguardo massimo per la RNS) è per sua stessa natura estenuante. Figurarsi quando sei costretto a giocare sempre in trasferta, anche quando il calendario ti assegna il vantaggio del fattore campo.
Più spine che rose per Scafati (anche se il futuro promette bene)
La discesa agli inferi è iniziata una sera di gennaio: «Ci dicano se dobbiamo retrocedere», tuonò il presidente di Scafati Basket Aniello Longobardi dopo la sconfitta per mano di Trieste, propiziata a suo dire da una serie di errori arbitrali. Il resto è venuto da sé: una sconfitta dopo l’altra, i gialloblù dell’Agro si sono arresi all’evidenza, scivolando in A2 dopo tre stagioni vissute perlopiù in apnea. E l’ultima non ha fatto eccezione: l’esonero di Nicola, l’interregno di Pilot e poi l’arrivo di Marco Ramondino. L’uomo giusto al posto sbagliato, verrebbe da dire, considerato tutto ciò che è successo dentro e fuori dal campo, inclusa un’inchiesta de Le iene che – pur non avendo avuto conseguenze dirette a livello sportivo – ha rivelato l’esistenza di un sistema illecito per alterare le statistiche e condizionare in questo modo l’andamento delle scommesse.
Un danno d’immagine pesantissimo, al quale la società guidata da Alessandro Rossano ha cercato di rispondere con un lavoro silenzioso per risollevare gli umori di piazza e spogliatoio in vista del ritorno in A2. Nonostante la scelta di Alessandro Crotti sia stata presto rinnegata, il ritorno al PalaMangano di un coach di esperienza come Francesco Vitucci ha ribaltato completamente la prospettiva della stagione di Scafati che, dopo aver toccato (quasi) il fondo della classifica, ha ormai agganciato il gruppo delle prime. Con la speranza che i vertici del club abbiano imparato la lezione del recente passato.
La situazione al femminile
Più bassi che alti per le due salernitane in corsa nei campionati di A1 e A2 femminile. Dopo aver conquistato un posto nei play-off scudetto, la Polisportiva Battipagliese ha scelto ancora una volta di cambiare, ma la decisione di rimpiazzare Lorenzo Serventi con Christian Braidotti non è stata premiata dai fatti. Situazione immutata anche con il ritorno in panchina di un altro habitué del basket femminile come Roberto Ricchini e il fresco ingaggio di Georgieva sotto i tabelloni. L’ultimo posto in classifica alla fine del 2025 rievoca i fantasmi delle passate stagioni e, in particolare, del disgraziato 2020/2021. Vedremo se il tempo sarà o meno galantuomo con le ragazze della Piana.
Stesso discorso anche per la Salerno Basket ’92: l’ottima salvezza conseguita nella stagione del ritorno in A2 lasciava ben sperare per un altro campionato di relativa tranquillità. Tuttavia, la scelta di investire su un roster giovanissimo non ha pagato grossi dividendi: penultimo posto in classifica con due sole vittorie nella prima metà del campionato e una staffetta in panchina (Palumbo al posto di Nardone) che non ha sortito grossi effetti. Comunque sia, la sentenza definitiva sarà emessa a primavera inoltrata.
Feldi Eboli vittoriosa in Coppa Italia, Sporting in crescita
Non era facile programmare il futuro dopo l’addio di Salvo Samperi. Tuttavia, la Feldi Eboli si è riproposta sulla ribalta della Serie A di calcio a 5 da vera protagonista. Il primo trionfo in Coppa Italia – l’unico trofeo nazionale che ancora mancava nella bacheca del club rossoblù – ha preparato il terreno a un complessivo rilancio del quintetto allenato da Luciano Antonelli che, dopo aver conteso al Napoli Futsal un posto nell’ultima finale-scudetto, si prepara ad affrontare sul parquet amico la Final Four di Supercoppa italiana. Il primo obiettivo di un 2026 carico di aspettative.
Dopo aver strappato con molta fatica la riconferma in massima serie, scongiurando la lotteria degli spareggi per non retrocedere, lo Sporting Sala Consilina ha avanzato la sua candidatura per un posto al sole. Il 5° posto alla fine dell’anno solare è un eccellente viatico per gli uomini di mister Conde, che potrebbero essere la vera rivelazione del campionato.
Gli altri protagonisti
Per il momento, lo sport salernitano non ha ancora trovato il game changer che possa dominare (o provare a dominare) la scena a livello nazionale e internazionale. Dunque, l’anno ormai in archivio ha consolidato la posizione e il prestigio di atleti che già erano al vertice. In cima alla lista c’è Michele Gallo: in fondo a una stagione avara di soddisfazioni a livello personale, l’ex campione europeo di sciabola ha dato il meglio di sé nella rassegna iridata di Tbilisi (Georgia), dove ha conquistato da vero leader il titolo mondiale a squadre in compagnia di Luca Curatoli, Michele Neri e Pietro Torre.
Da un trionfo di squadra in uno sport individuale a un trionfo sfiorato di squadra: Vincenzo Dolce, Mario Del Basso e la AN Brescia hanno accarezzato la possibilità di dare scacco matto all’invincibile Pro Recco, sconfitta nel primo atto della serie-scudetto della pallanuoto. Tuttavia, i liguri hanno difeso brillantemente il fattore-campo nelle successive due partite, aggiudicandosi il 37° titolo della loro inimitabile storia. I due salernitani potranno riprovarci con profitto anche nel 2026: Brescia è sempre lì, alle spalle della fuoriserie targata Pro. Non prima, però, di aver partecipato con la Nazionale agli Europei di Belgrado, in programma dal 10 al 25 gennaio.
Infine, un esempio di longevità: il pugile Dario Socci ha intrapreso da qualche tempo la sua terza vita pugilistica in Asia, che lo ha portato in pochi mesi a vincere i titoli WBC Silver Asian e WBO Oriental dei pesi medi. Insieme al suo concittadino Francesco De Rosa, che ha conquistato qualche settimana fa la cintura di campione europeo Silver dei supergallo, The Italian Trouble ha consolidato la nobilissima tradizione pugilistica di Salerno. Che dovrebbe imparare (anche) da loro.









