A Salerno la panchina non è mai stata un posto qualunque. La piazza la vive con passione, la giudica in fretta e, quando arrivano i risultati, non dimentica più. Lo sanno bene i tecnici che hanno legato il proprio nome alle pagine più belle della Salernitana: quelle delle promozioni in Serie A e quella di una salvezza che nella primavera del 2022 nessuno avrebbe pronosticato, nemmeno chi sfogliava i migliori siti scommesse. Oggi i granata vivono la seconda stagione consecutiva in Serie C, nel girone C. Riavvolgere il nastro serve anche a ricordare che questa società ha già saputo rialzarsi, e più di una volta.
Viani e Rossi, gli uomini delle prime promozioni
Il primo nome è quello di Giuseppe “Gipo” Viani, trevigiano, ex centrocampista di Ambrosiana e Lazio. Nel dopoguerra guida la Salernitana alla prima storica promozione in Serie A, conquistata nel 1947. Il suo segno però va oltre il risultato. A Salerno Viani mette a punto un sistema di gioco che la stampa ribattezza “vianema”, ispirato al verrou dello svizzero Karl Rappan. È considerato uno dei precursori del catenaccio che anni dopo renderanno celebre Nereo Rocco ed Helenio Herrera. La prima avventura nel massimo campionato, nel 1947-48, si chiude con la retrocessione. L’impronta tattica, però, resta nei libri di storia del calcio italiano.
Mezzo secolo più tardi tocca a Delio Rossi. A Salerno lo conoscono già: nel 1994 aveva riportato i granata in Serie B passando dai playoff contro la Juve Stabia. Torna nel 1997 e costruisce una squadra che domina la cadetteria. Primo posto con 72 punti, 65 gol segnati e Marco Di Vaio capocannoniere del torneo con 21 reti, in un gruppo che aveva in Roberto Breda e Carlo Ricchetti due punti di riferimento. La Serie A ritrovata dopo cinquant’anni porta all’Arechi giocatori come Rigobert Song, David Di Michele e un giovanissimo Gennaro Gattuso. La stagione però è complicata: Rossi viene esonerato e al suo posto arriva Francesco Oddo. La retrocessione arriva all’ultima giornata dopo l’1-1 di Piacenza. Quel giorno resta legato soprattutto all’incendio sul treno dei tifosi di ritorno da Piacenza, in cui morirono quattro ragazzi. Una ferita che la città non ha mai rimarginato.
Castori e Nicola, il ritorno in A e il miracolo dell’Arechi
Per rivedere la Serie A bisogna aspettare ventitré anni. L’uomo della svolta è Fabrizio Castori, il cui ritorno in panchina, dopo una prima esperienza poco fortunata tra il 2008 e il 2009, era stato accolto con più di un mugugno. Il tecnico marchigiano risponde con i fatti. La sua è una squadra solida, pragmatica, capace di accendersi grazie ai suoi giocatori di maggior talento, a cominciare da Gennaro Tutino, miglior marcatore stagionale con 13 gol. Il 10 maggio 2021 il 3-0 all’Adriatico di Pescara, firmato da Andersson, Casasola e lo stesso Tutino, vale il secondo posto alle spalle dell’Empoli. È la terza promozione in A della storia granata. L’avventura di Castori nella massima serie dura però poco: dopo un avvio difficile viene esonerato nell’ottobre 2021.
Quella stagione regala invece l’impresa più incredibile di tutte. A febbraio 2022, con Danilo Iervolino nuovo proprietario e Walter Sabatini a capo dell’area tecnica, arriva Davide Nicola. Eredita una squadra ultima con 13 punti dopo 23 giornate. A metà aprile la Salernitana è ancora a meno dodici dalla zona salvezza e sembra spacciata. Da lì parte una rimonta fatta di risultati pesanti e di una fiducia contagiosa, che porta i granata a giocarsi tutto all’ultima giornata. Il 22 maggio, all’Arechi, l’Udinese vince 4-0, ma il Cagliari non va oltre il pari a Venezia. La Salernitana è salva per un punto, al termine di una delle serate più surreali e indimenticabili della sua storia.
Quattro allenatori e quattro modi diversi di vincere: l’intuizione tattica di Viani, la squadra dominante di Rossi, il pragmatismo di Castori e la forza di volontà di Nicola. Per una tifoseria che oggi aspetta di tornare dove le compete, sono storie che vanno oltre il ricordo.






