L’abbraccio tra Bruno Mascolo e Francesco Vitucci sul parquet di Rimini è l’immagine-simbolo dell’esaltante cavalcata che ha riportato Scafati nell’élite del basket italiano. Se l’impresa dei gialloblù è già entrata nell’album dei ricordi più belli dello sport salernitano, non si può dire altrettanto di Battipaglia e Salerno. E la retrocessione congiunta delle biancoarancio e delle granata non è stata affatto figlia del caso o della sfortuna.
Le gioie e i dolori del basket salernitano
6 allenatori sostituiti, 6 vittorie in 47 partite e l’ultimo posto in classifica nei rispettivi campionati di A1 e A2 femminile: i numeri impietosi della stagione di Polisportiva Battipagliese e Salerno Basket ’92, ambedue precipitate in un abisso tecnico e sportivo che è il risultato di errori e passaggi a vuoto reiterati. Una severa lezione su cui dovrà meditare tutto il movimento cestistico salernitano.
E pensare che, non più tardi di un anno fa, tanto la Polisportiva, quanto il club del capoluogo avevano forse raggiunto il punto più alto della loro storia cestistica. La PB63 – guidata in panchina da Lorenzo Serventi – aveva disputato un campionato più che dignitoso, concluso con la partecipazione ai play-off. Sembrava il miglior viatico per consolidare status e prestigio. Ancora una volta, però, i vertici del club hanno scelto di ripartire daccapo, scommettendo sul valore tecnico (in verità molto modesto) delle dirette concorrenti per la salvezza.
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Ancora una volta, il presidente Giancarlo Rossini ha scelto di cambiare rotta a più riprese nel corso della stagione, sostituendo tre allenatori, un copione diventato ormai consuetudine dalle parti del PalaZauli. Qualcuno penserà che sia giusto dare una scossa all’ambiente. Eppure, non è solo questione di manico: senza una programmazione di ampio respiro, restare al vertice è pressoché impossibile.
Intervistato dall’ufficio stampa del club, il numero 1 della Polisportiva ha accennato a una timida autocritica prima di sgranare il rosario delle responsabilità di tecnici e giocatrici. Di esternazione in esternazione, è doveroso chiedersi perché continuare a raccontare vicende che – a parere di chi scrive – dovrebbero restare tra le mura di uno spogliatoio. Fatto sta che, per la seconda volta in cinque anni, Battipaglia è retrocessa in Serie A2, pur avendo al suo interno almeno una giocatrice, Francesca Baldassarre, pronta per una carriera di alto livello.
L’ipotesi di un ripescaggio – caldeggiata dallo stesso Rossini – non è neppure tanto remota, a maggior ragione se in estate qualche società dovesse rinunciare all’iscrizione al campionato. Ad ogni modo, è necessario un netto cambio di passo e di visione che consenta a Battipaglia di non dover più navigare a vista.
Tre allenatori anche a Salerno
Se possibile, la retrocessione in B della Salerno Basket ’92 è stata ancora più dolorosa, se non altro perché l’esordio in A2 nella passata stagione era stato promettente. Tuttavia, la rivoluzione estiva – coincisa con gli addii in serie delle senatrici De Mitri, Orchi e Valerio, che hanno ceduto il posto ad atlete in buona parte a digiuno del basket di vertice – non ha prodotto i risultati auspicati. Così come accaduto a Battipaglia, anche la società granata ha provato a cambiare cavallo in corsa: congedato Fabio Nardone, il testimone è passato prima a Pischedda, poi a Gennaro Di Lorenzo, che aveva già allenato le salernitane nel precedente campionato.
La sostanza, però, non è cambiata: il viavai di timonieri e atlete – con il taglio delle straniere ingaggiate a inizio stagione – non ha modificato l’umore della squadra, nei fatti già condannata al ritorno tra le cadette a metà del cammino. Un vero peccato per il club guidato da Angela Somma, che ha dovuto faticare non poco per ritrovare un posto di riguardo nel basket nazionale. Anche in questo caso, gli esercizi di autocritica a valle non sono affatto mancati. Ad ogni modo, l’augurio è che il salto all’indietro non corrisponda al ridimensionamento di un progetto tecnico che è ormai l’unico di alto profilo nel capoluogo di provincia.
Scafati, ora servono continuità e lungimiranza
Dalle dolenti note ai sorrisi di una squadra e di una società che non hanno mai smesso di crederci, neppure dopo la deludente gestione di Alessandro Crotti: Scafati ha compiuto un’impresa con pochissimi precedenti nella storia della pallacanestro tricolore. Relegato nelle retrovie della classifica dopo le prime 10 giornate, il quintetto dell’Agro ha letteralmente cambiato passo nella seconda metà del campionato: 22 vittorie in 27 partite, una sola sconfitta nelle 13 gare di fine torneo.
L’artefice di questo nuovo miracolo sportivo – che ha restituito a Scafati un posto in Serie A dopo un solo anno di assenza – si chiama Francesco Vitucci. Il tecnico veneziano, chiamato a novembre per risollevare l’umore e il rendimento di una squadra sfiduciata e poco competitiva, ha rigenerato lo spogliatoio e la piazza nello spazio di 6 mesi, fino al lieto fine in casa di Rimini.
Non è un caso che la rinascita tecnica e sportiva della Givova Scafati sia maturata sulle ceneri di un disastro che non ha risparmiato nessuno: l’annus horribilis 2024-2025 ha obbligato un intero ambiente – in testa il presidente Aniello Longobardi – a rimboccarsi le maniche per non compromettere la storia e l’immagine di un club che rappresenta pur sempre una delle espressioni più alte dello sport salernitano.
Longobardi riconfermerà Vitucci e Mascolo?
Non è forse un caso, dunque, che lo stesso Longobardi – squalificato per 9 mesi dopo la famigerata conferenza stampa successiva alla sfida persa contro Trieste – abbia adottato un profilo insolitamente basso per le sue abitudini, lasciando che fosse il campo a parlare, giornata dopo giornata. Poi, non c’è dubbio che il numero 1 dei gialloblù abbia avuto l’enorme merito di dirigere alcune operazioni di mercato decisive per rilanciare la squadra, approfittando del ritiro di Bergamo per mettere sotto contratto Bartoli e Nobili prima di ingaggiare in extremis Stefano Gentile, in uscita dalla pericolante Napoli.
Finiti i festeggiamenti, però, bisogna pensare al futuro di una squadra che dovrà anzitutto pensare a salvarsi. Cosa ne sarà di Vitucci, che potrebbe accettare proposte economicamente più allettanti, benché Longobardi abbia pensato proprio a lui per costruire un ciclo duraturo? Bruno Mascolo, il capitano della promozione, sarà ancora il leader emotivo di Scafati versione 2026-27? L’amministrazione comunale si deciderà una volta per tutte a collaborare con l’imprenditore del settore conserviero, che ha minacciato di andare via se il PalaMangano non sarà rimodernato a dovere? Gli interrogativi sono tanti e dovranno essere sciolti in fretta. Altrimenti, sarà stata un’altra occasione persa.







